Teatro – Backstage (classe 2ASS)

 

IO HO TANTI CORPI

Io ho diversi corpi. Proprio tanti. Un armadio pieno.

Ne ho uno per scuola, uno per casa, uno per il pomeriggio, uno per la sera.

Uno apposta per portare fuori il cane.

Non sempre è facile coordinarsi, a volte ti confondi e metti quello sbagliato. Che imbarazzo!

Oppure perdi il controllo e il corpo ti sfugge di mano, si mette a fare quello che vuole lui.

Hai un bel dirgli “chi è il padrone qui, io o tu?”. Così capita di portare il giro il corpo di un altro.

Oggi il mio corpo, quello che qui vedete, non è il mio, perché, ecco,

Sono dimagrita di 7 kg

I capelli non stanno come voglio io

Squame di drago hanno rivestito la mia pelle

Sono cambiata con il tempo, poche certezze nella vita!

Sono ingrassata. Mi sento una bomba. Esploderò?

Non mi sento a mio agio, ma non è grave: questo, semplicemente, non è il mio corpo, perché

 

Indosso vestiti diversi

Non sono in forma

Sono fin troppo grossa

Beh, diciamo un po’ più in carne del solito

Sono gonfia

Puzzo

Ho mangiato troppo

Sono gonfia

Assomiglio a qualcun altro

Sono ingrassata di 3 kg

Ho mangiato troppo

Gli alieni mi hanno rapita e scambiata di corpo con qualcun’altra

Sono vestita bene

Sono brutta

Probabilmente ho rubato il corpo di una vecchia

Sono ingrassata

 

Naturalmente quando il corpo fa di testa sua, sceglie sempre il peggio per me. E allora sono:

 

O troppo alta, o troppo bassa,

mi dici magra, mi sento grassa,

son tutte bionde, ed io corvina,

vanno le brune? Divento albina.

Troppo educata, piaccion volgari!

Troppo scosciata per le comari!

Troppo colta e preparata, intelligente e qualificata!

Il maschio è fragile, non lo umiliare,

se sei più brava non lo ostentare.

Sei solo bella ma non sai far niente?

Guarda che oggi l’uomo è esigente!

Io ci penso e mi arrabatto,

ma il mio corpo è sempre inadatto…

 

Nonostante io sia così organizzata, con il mio guardaroba di corpi,

non è facile abbinare quello giusto alla giusta circostanza.

Avere molti corpi richiede inoltre una certa manutenzione. Vuoi un esempio? Ti faccio un esempio.

Quando torno a casa da scuola la prima cosa che faccio è struccarmi, svestirmi e mettermi vestita comoda. Smonto un corpo, lo ripongo nell’armadio, ne indosso un altro.

Invece quando esco devo essere diversa, perfetta. Ma no, non per gli altri, figurarsi! Soprattutto per me.

Perché io mi voglio bene. E mica sarò scema, lo so che se esco in tuta ci sarà qualcuno con qualcosa da dire! Allora prevengo, paro il colpo prima che arrivi. Chi mi ammazza?

A casa mia dicono che finalmente adesso sono farfalla, come se prima fossi stata bruco.

Prima ero un ippopotamo.

Chissà quale sarà il prossimo animale?

Mi piacerebbe diventare un pesce.

Un pesce femmina, che quando muove la coda, scintilla.

 

 

IL PACCO

Il corpo è un pacco.

No, non in quel senso. Oddio, anche, ma non era quello che intendevo.

Il corpo è un pacco, un pacco regalo, un pacchetto, un contenitore, un involucro… una buccia.

Buccia sì, ma MAI buccia d’arancia! O sono guai!

Certo, perché chi ha voglia di aprire un pacco regalo brutto, accartocciato, sformato? Nessuno.

Per forza! Ci vuole la carta rossa lucida e il nastro dorato.

E la scatolina giusta, e il bigliettino giusto, e la giusta collocazione sotto l’albero o sul tavolino…

È una gara, dai che la vinco, la vinco… naaa, la perdo. Chi me lo fa fare?

È una gara senza sportività, è ossessiva e distorta. È una gara marcia.

Si corre in tondo, il traguardo è sempre un passo più in là.

La bellezza. Ma ditemi, ditemelo voi, che cos’è.

 

 

IDEALI

(l’attore o gli attori si presentano con dei fogli, fanno per leggerli; invece li strappano  o li bruciano)

Sapete cosa avevo lì dentro? No?

Avevo i miei ideali e le mie speranze.

No, non vi annoierò dicendovi quali sono.

E sapete perché hanno fatto quella fine?

Perché la società lo impone. Eh già.

Ci schiavizza.

Le nostre sono catene fatte di luoghi comuni, di messaggi distorti, di distrazione.

I nostri ceppi sono semplici pezzi di carta senza i quali non potremmo fare niente.

Perché la società non ci vuole liberi, perché la società ci vuole uguali.

 

Ma la società non esiste. La società è un’idea astratta, un mostro a molte teste.

La società è fatta di persone. La società, guarda un po’, siamo noi. Facciamo la nostra parte.

Impariamo a combattere.

Impariamo a vedere.

Impariamo a essere liberi.

E con questo, vi lascio pensare.

 

 

BE YOURSELF!

Essere se stessi. Ma che vuol dire? Mica lo so come sono.

Se incrocio il mio riflesso vedo, a giorni alterni,

 

Una merda

Un criceto

Una ragazza cicciottella

Una stanga

Capelli gonfi

I miei occhi speciali

Una ragazza non tanto bella

Una culona

Una modella

La bellezza, in me

Una faccia stanca

Una ragazza che sorride

Una bella figa

Solo illusioni

Una persona felice

Come sono, non lo so.

Ma non sono parte del canone corrente.

E quando non sei nei canoni, diventi vulnerabile… e il giudizio della gente ti colpisce come un siluro: in profondità, anche sott’acqua.

È una guerra sottile e quotidiana, bisogna armarsi.

Così ti metti a fare la stessa cosa, diventi cinico, cominci tu. Nessuna pietà.

La miglior difesa è l’attacco.

 

PECORE ROBOT

La società ci vorrebbe tutti uguali come delle macchine.

Un coro di risate registrate, di applausi finti da pubblico in studio.

Tutti insieme, solo movimenti di massa, come pecoroni. Pecore meccaniche. Pecore robot.

Mi capita di assomigliare al mio personale gruppo di pecore robot, sempre di più.

È come stare su un tapis roulant gigante che va dritto nella macchina pecora-omologatrice, è così grande che anche se ci stai sopra a volte non ti accorgi che c’è.

Certi giorni invece è proprio palese. Posso quasi sentire i belati meccanici.

Mi piacerebbe esprimere la mia personalità, anche attraverso il corpo.

Essere quell’unico modello speciale che esce dallo stabilimento.

Essere qualcosa di veramente MIO.

 

BANALITA’

La cosa che proprio non sopporto è la banalità.

Specie su un tema così delicato qual è quello del corpo, sono stufo di ascoltare le solite quattro parole che girano. Mass media, televisione, pubblicità, immagine… andiamo!

Il corpo è una cosa importante! Rappresenta noi stessi, oh, almeno per quanto riguarda me.

Io sinceramente non vado fiero del mio corpo, ho sempre paura di non poter piacere agli altri.

Allora provo a cambiare qualcosa di me, a volte cerco di cambiare totalmente.

Poi mi rendo conto che io in realtà non sono così.

E allora mi sforzo di mostrare semplicemente me stesso.

Il corpo è lo specchio dell’anima, no?

Ciò che conta è la nostra personalità.

Tutti guardano solo l’apparenza.

Ma l’apparenza inganna.

L’abito non fa il monaco.

Dicono: Non si può cambiare.

Ma, Potere è volere!

Bisogna essere se stessi.

Il corpo è lo specchio dell’anima.

Bisogna essere, non apparire.

Non conta l’immagine, ma la personalità.

Bisogna essere belli dentro.

Se bello vuoi apparire, un pochin devi soffrire.

Chi si accontenta gode.

La cosa che proprio non sopporto è la banalità.

È difficile non essere banali, di questi tempi.

 

 

 

 

 

 

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